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      La pallavolo è uno sport che sottopone il fisico a sollecitazioni importanti sia a carico degli arti inferiori sia degli arti superiori. L’osteopata è spesso una figura di riferimento nel caso di squadre professioniste ma sono molti anche gli atleti dilettanti che si rivolgono all’osteopata per risolvere piccoli dolori o migliorare le prestazioni. 

      Negli anni sono molti i professionisti che hanno chiesto l’intervento del dottor Lamarche, come Marco Meoni che ai tempi di Padova proprio grazie all’osteopatia trovò la giusta terapia per le sue ernie discali, o ancora Franz Granvorka, per la sua dorsalgia, o Lorenzo Bernardi, il miglior pallavolista del XX secolo, seguito dal dottor Lamarche subito dopo la finale olimpica di Atlanta ’96 che valse all’Italia uno splendido argento. 

      Alla base dell’approccio osteopatico verso lo sportivo, c’è un’analisi dettagliata della struttura fisica dell’atleta, con particolare attenzione ai sistemi più critici in relazione ad ogni singolo sport. Nel caso della pallavolo, un’anamnesi dettagliata viene attuata soprattutto concentrandosi sui dischi e la colonna vertebrale, per esempio in caso di ernie discali. 

      Una delle caratteristiche fisiche dei pallavolisti è l’altezza, rilevante perché in base alla statura muta anche la posizione del baricentro dell’organismo. Una corretta postura della colonna è alla base di ogni nostro movimento, e di conseguenza anche dei gesti atletici. 

      Come ricorda il Dottor Jacques Lamarche “la postura precede il movimento, quindi se la postura è corretta anche il movimento, o in questo caso il gesto atletico, lo saranno”. Uno dei gesti più frequenti per un pallavolista (professionista o dilettante) è il salto, un movimento che influisce sulla fisicità poiché il corpo saltando è sottoposto alla forza di gravità che agisce su muscoli e tendini. 

      Dal punto di vista osteopatico lo sportivo viene studiato in ogni minimo dettaglio: la postura della schiena, dei piedi dal punto di vista statico e dinamico, proprio per evidenziare possibili tensioni o squilibri che potrebbero favorire l’insorgere di un trauma durante la pratica dell’attività. 

      Dal punto di vista biomeccanico bisogna valutare in che modo l’atleta sfrutta la propria massa corporea. Per esempio, nella pallavolo quando compie il gesto spettacolare e molto intenso della schiacciata (o la battuta in salto). In questo caso se l’atleta correttamente comincia il movimento dal bacino eviterà di sovraccaricare le spalle. Al contrario potrebbero insorgere problemi nel sovraspinato, un muscolo situato sopra la scapola, con conseguenze anche molto dolorose.  

      La conoscenza delle specifiche fisiche dell’atleta può, inoltre, consentire all’osteopata di intervenire con trattamenti manipolativi osteopatici mirati a mantenere l’equilibrio funzionale prevenendo l’insorgere di infortuni come stiramenti o strappi muscolari, una forma di prevenzione fondamentale soprattutto per i professionisti. 

      Nel pallavolista la catena focale più importante è quella del braccio che va a colpire la palla, ma è strettamente collegata alla catena posturale. Una domanda che l’osteopata si fa quando ha in cura uno sportivo è: come compie i gesti atletici? Nel caso di un pallavolista come ingaggia la massa corporea? Ingaggia il bacino o solo le braccia e le spalle?  

      Comprendere i gesti dello sportivo aiuta a stabilire le giuste terapie” aggiunge ancora il dottor Lamarche. In caso di infortunio l’osteopata ne dà soprattutto una lettura funzionale: quando si comprende il difetto cinetico di funzionamento dell’organismo che ha provocato l’infortunio si può intervenire, oltre che per curarlo per evitare che si ripresenti.

      L’osteopatia, infine, favorisce una maggior consapevolezza nell’atleta sia professionista sia dilettante del proprio fisico, dei propri punti di forza o dei propri punti deboli, mettendo in evidenza le criticità, che per i pallavolisti spesso riguardano la zona lobare, i dischi, il tendine d’Achille e rotuleo, concentrando anche l’allenamento in modo da prevenire i possibili infortuni.  

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