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      Valentina Vezzali a 16 secondi dalla fine piazza 4 stoccate di fila e vince il bronzo olimpico individuale di Fioretto a Londra 2012 completando con l’oro di Elisa Di Francisca e l’argento di Arianna Errigo, uno dei più straordinari trionfi della scherma italiana e mondiale: per la prima volta sul podio tre atlete della stessa nazione.

      “Forse mi sarei decisa a smettere se avessi vinto la medaglia d’oro. Adesso invece vorrei fare un altro figlio, ma poi ho una gran voglia di arrivare a Rio tra 4 anni perché quando perdo aumenta la mia sete di rivincite. Ho 38 anni ma sento di potercela fare. Le giovani italiane e straniere che pensano di non avermi più tra i piedi sappiano che dovranno ancora fare i conti con me. Non finisco qui” così dichiara alla Stampa di ieri tinyurl.com/bo9pn4h.

      Valentina Vezzali, mostro di bravura, agonismo e longevità mi porta ad evocare la grande soddisfazione che provo occupandomi di campioni veterani dal rugby, all’atletica, alla scherma, quando, l’obiettivo comune è quello di mantenere una capacità fisica elevata per affrontare gare nazionali ed internazionali: per dimostrare il loro valore, gli basta gareggiare.

      Per competere ad alti livelli e per un periodo di vita piuttosto lungo, non serve soltanto il fatto di essere dotati costituzionalmente ma bisogna soprattutto condurre uno stile di vita adeguato, che comprende una nutrizione sana e bilanciata, corretti ritmi di vita. L’intensa vitalità e la potenza fisica che ne scaturiscono assieme alle forti motivazioni, alla volontà e alla passione, saranno quindi gli ingredienti essenziali che insieme ad una pratica di allenamento correttamente impostata garantiranno una longevità sportiva.

      La prevenzione degli infortuni così come la possibilità di recuperare in tempi brevi evitando stop forzati, ha portato a diffondere l’osteopatia in ambito sportivo per atleti ad alto livello ed anche amatoriali, riscontrando notevole consenso soprattutto quando l’atleta è sempre meno disposto ad assumere farmaci e a sottoporsi a terapie invasive.

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