Volley gravità e postura

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Il volley esprime più di ogni altra disciplina la relazione tra la forza di gravità e la postura in piedi: dal servizio, al palleggio e al muro l’interazione tra il giocatore e la palla dovrà sempre fare i conti con la gravità.

L’uomo, che è il solo primate a utilizzare gli arti inferiori per muoversi è condizionato dalla gravità per mantenersi in posizione eretta ed assicurare una postura equilibrata sia da fermo che in movimento.

I gesti della pallavolo e soprattutto i salti in estensione, sollecitano le estremità delle catene neuro-muscolari dirette posteriori, fatte di muscoli tendini e fasce che corrono posteriormente nel nostro corpo, e che quindi più frequentemente si trovano in disfunzione. Ecco perché una delle lesioni più frequentemente riscontrate nei giocatori di pallavolo è al tendine d’Achille che funziona da starter per la catena posteriore.

Proprio questo fu il problema che affrontai con Lorenzo Bernardi, il pallavolista più forte di tutti i tempi, miglior giocatore del XX secolo, il primo giocatore di volley che presi in carico dopo i giochi Olimpici di Atlanta 1996.

Paradigma della eccellente capacità di funzionamento e coordinazione fra la catena miofasciale posteriore e quella anteriore, elementi necessari per rendere esplosivo il gesto del servizio nella pallavolo, è Frantz Granvorka, atleta francese ritenuto il re del servizio ai campionati d’Europa nel 1997, del Mondo nel 2002, e d’Italia nel 2006, che seguii dal 2001 al 2004 a causa di una dorsalgia ricorrente, espressione del sovraccarico posturale indotto dall’eccezionale potenza fisica di questo atleta il cui “dorso di forza” rappresenta il suo punto forte ma anche il suo “tallone d’Achille”.

E’ importante quando si ha a che fare con un giocatore di pallavolo, comprendere come dal punto di vista biomeccanico ingaggia il suo baricentro nei confronti dell’appoggio sui piedi,  se a livello della pelvi o delle spalle, definendo quindi il suo punto di mobilità o a livello dorsale o lombo-sacrale. E’ il punto di mobilità che condiziona la direzione del movimento globale del corpo.

Comprendere i gesti adottati dai campione di una disciplina sportiva, costituisce un elemento essenziale per orientare l’intervento terapeutico.

Il campione sportivo è come una formula uno, perciò deve essere sorvegliato, “ben oliato” ed equilibrato. Questo è l’obiettivo appassionante dell’osteopata dello sport.

 

 

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